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Dicono di noi

Amici per la Pasta

di Alberto Folgheraiter

Massì che a settant'anni si può anche lasciare la tolda di comando e sedersi (solo un attimo, sia ben chiaro) per una boccata di respiro.

Massì che dopo 110 anni -55 moltiplicato due dà questo risultato- di mani in pasta e centinaia di migliaia di paste per le mani, si può dire basta e - m o l o - z ò - e l - p i c.

É quanto hanno fatto il 25 Maggio 2004 Bruno Filippi e Mario Gardumi contitolari da una vita della FILIPPI E GARDUMI SNC premiata pasticceria della BOLGHERA, rione che é lievitato con le loro paste e che ha fatto lievitare la loro azienda, partita nel 1958.

Ma i nostri avevano già preso il volo DIECI anni prima - estate del 1948 - appena quattordicenni -entrambi classe 1934- entrambi appassionati di pallone, entrambi strambial punto da mettere su un'impresa inossidabile come l'acciaio. Provate a chiedere a uno dei due se in 55 anni di comune sodalizio hanno mai litigato.

M a i - b e g à - risponde senza tentennamenti Bruno Filippi. Con un grugnito replica Mario Gardumi, che é il suo modo burbero per dire M a i - b e g à -

Sembra facile scrivere MAI, ma in queste tre lettere é sintetizzata una VITA, anzi DUE, perchè il sodalizio FILIPPI E GARDUMI ha funzionato liscio come l'olio, più solido di un matrimonio (tema sul quale di questi tempi é meglio sorvolare), più soffice della panna montata della quale i due hanno fatto largo uso, insomma é stato tutto un bignè. Era cominciata per caso, un pomeriggio dell'estate del 1948 che il Bruno, parrocchiano del DOM, aveva invitato il Mario, -de Santa Maria- all'oratorio, per vedere di combinare una squadra di calcio. Serviva il portiere ed il Mario era quello che si diceva -quel giust-. Prova la palla, prova la porta, si era fatto tardi ed il nostro disse che doveva correre dal Molinari, premiata pasticceria di S.Maria

C h e - s e - n o - c o r o - e l - p a r ò n - e l - m e - t ò s a -

Il Bruno per fargli coraggio e per tentare la sorte, disse:- te compagno- E quando entrambi furono al cospetto del Molinari uno si mise il grembiule e l'altro disse:

- G 'h ò - q u a t o r d e s e - a n i - e - v ò i a - d e - l a o r a r

Il Molinari lo guardò dall'alto in basso e senza tanti preamboli lo sottopose al terzo grado:- Set bòn de levàr bonora? De nàr en bici? E col zestòn sula schena per portar le paste?-

Il Bruno, che avrebbe detto di si anche se gli avessero chiesto di andare sulla luna, fu assunto seduta stante come garzone compagno -de balòn e forse anche de qualche bàla del Mario, caratteri diversi ma che hanno fatto la somma di una vita di felice convivenza ... pasticcera.

Restarono dal Molinari otto anni, finchè nel 1956, a distanza di quattro mesi l'uno dall'altro, furono chiamati sotto le armi. Tutti e due con gli alpini, ma il Mario come radiotelegrafista a Napoli ed il Bruno a Bolzano, presso il comando del corpo d'armata perchè serviva un pasticcere per il colonnello. Finì a fare il barista al circolo ufficiali. Passò un anno, nessuno dei due s'era più visto nè sentito, finchè gli ultimi mesi di naia furono spostati entrambi. Si ritrovarono (ma fu davvero un caso?) tutti e due a Brunico, a pochi mesi dal congedo. A dir la verità avevano fatto la naja da imboscati, ma se lo dite al Mario vi guarderà con gli occhi sottili come fessure e grugnirà che sono tutte balle, che lui ha fatto il campo invernale. Pronto a tirarvi fuori le fotografie. Col mulo in primo piano. Tornarono a Trento a distanza di quattro mesi l'uno dall'altro (come erano partiti 18 mesi prima), ma il posto di lavoro era sfiorito come una pasta mal lievitata.

Con il passaggio di apprendista ad operaio, anche allora le cose si mettevano male. Insomma disoccupati. Il Bruno andò per qualche mese dal Bertelli (soto le feste), poi si liberò un forno del pane nelle campagne della Bolghera (allora il rione era ancora tutto da costruire) ed i due dissero:- proviamo.

Visitarono i clienti di quand'erano garzoni dal Molinari, trovarono le prime conferme, i primi ordinativi di crafeni, strudeli e brioches, e fu subito un successo.

Il MARIO SVEGLIARINO assicurò fin da subito la sua presenza dalle 4 del mattino a mezzogiorno, il BRUNO - dal sonno più robusto - si sacrificò per tener botta durante la giornata.

UNO specialista in lieviti e fornitura clienti, L'ALTRO in decorazioni e pazienza (coi clienti rompiscatole).

Paste facendo, l'azienda si é allargata, con l'assunzione di Corrado Benedetti -35 anni fa-, di Luigi Feller -con loro da 26 anni-, di Antonella Mariz -22 anni di servizio-, e con l'arrivo vent'anni fa del figlio del Mario, Renzo. A quest'ultimo il papà (che non intende fare come la regina Elisabetta) ha ceduto lo scettro e lo -zio- Bruno lo ha seguito.

Dal 25 maggio la FILIPPI E GARDUMI ha soltanto cambiato titolare, ma la ragione sociale ed i collaboratori sono rimasti gli stessi. Bruno va in pensione, il Mario resta con un piede in azienda a - b r o n t o l a r ma soltanto per non far sentire il figlio orfano di cotanto ingombrante presenza. Andrea Filippi, il figlio del Bruno (che dal liceo alla laurea ha dato una mano) guarda da lontano, assieme al padre, a questa dolce impresa.

E la festa?

Non si poteva mica fare a base di pasticcini e torte, come per i comuni mortali. Tutti da ANGELO GUALDI, a Mattarello, per un'abbuffata di carne argentina, ed un brindisi sincero a questa singolare coppia.

E adesso, massì, lacrime ed applausi. Le une e gli altri doverosamente meritati.

 

Si ringrazia calorosamente Alberto Folgheraiter per la sua disponibilità nello scrivere l'articolo.

Grazie per la Sua amicizia nei confronti dei due festeggiati.

 

Articolo tratto da: Trentino mese, luglio 2004